Articolo - Beffa all'Fbi - Walter Kohler inviava messaggi in Germania da New York. - Domenico Vecchioni
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Nell’estate del 1942 il console statunitense a Madrid si trova confrontato con un caso alquanto bizzarro. Un signore di mezza età, con la pelle colore olivastro, sudato, calvo, corpulento, con spessi occhiali da miope e timido nei modi, per giustificare la sua richiesta di visto, dice di essere un agente dell’Abwher – il servizio segreto delle forze armate tedesche diretto dall’ammiraglio Canaris – incaricato di installare negli Stati Uniti una radio clandestina! E a dimostrazione di ciò che dice, fa vedere all’allibito console un manuale dell’Abwher per il montaggio e l’impiego di apparecchi radio nonché il cifrario di cui è dotato ridotto in microfilm. Esibisce anche alcune sostanze chimiche per gli inchiostri invisibili, senza trascurare di esporre un consistente “fondo spese”, fatto di dollari, monete d’oro e francobolli rari. Insomma tutto l’armamentario della perfetta spia!
Lo sconosciuto tuttavia si affretta a spiegare, al sempre più perplesso funzionario, di avere fatto finta di accettare l’incarico dell’Abwher unicamente per disperdere l’interesse sul suo conto della Gestapo, che lo ritiene sospetto in quanto patriota olandese e cattolico. E’ fermamente deciso, in  realtà, a non tornare più in Germania. Per questo del resto viaggia con la moglie. In definitiva si dice pronto, una volta negli Stati Uniti, a fare il “doppio gioco”, a lavorare cioè per l’FBI, pur facendo credere  a Berlino di svolgere la missione affidatagli.
Ma chi è lo strano interlocutore del console americano? Un mitomane, un provocatore o qualcuno che rappresenta un’occasione da non  perdere?
I servizi segreti tedeschi fin dal 1939 avevano intuito che negli Stati Uniti erano in corso programmi tesi in prospettiva alla realizzazione della bomba atomica e naturalmente erano avidi di qualsiasi informazione utile al riguardo, in particolare, la Luftwaffe voleva a tutti i costi conoscere i “procedimenti utilizzati per la produzione dell’uranio pesante”. Ma gli agenti nazisti in terra americana erano pochi e presto individuati allo scoppio della guerra. Nel 1942, quindi, i migliori uomini di Berlino erano già stati da tempo “bruciati”. 
La Luftwaffe però insiste pesantemente nella sua richiesta. L’Abwher, allora, si mobilita per individuare un agente con le necessarie cognizioni tecniche e capacità operative. Ed è a questo punto che entra in gioco Walter Kohler, pescato tra gli “agenti di riserva”, data la carenza di “titolari”. Kohler a prima vista non sembra proprio l’elemento ideale per un incarico così impegnativo, ma è pur sempre quanto di meglio i servizi tedeschi dispongono in quel momento. Olandese e cattolico (credibile copertura di elemento “sospetto” della Gestapo), laureato in ingegneria (quindi con il necessario background tecnico), conoscitore degli Usa (vi ha risieduto per qualche anno prima come “agente in sonno”), con un fisico inoffensivo di borghese tradizionalista e senza precedenti penali.
Viene così predisposto nei dettagli il piano che lo deve riportare negli USA, attraverso un complicato periplo via la Spagna e l’Argentina. Ma a Madrid si verifica un intoppo imprevisto. Kohler non riesce ad ottenere il visto di ingresso dal consolato argentino. Tutto il programma rischia di saltare. Che fare allora? Rinunciare al viaggio? Impossibile, alla Centrale non cambiano facilmente idea. Immaginare un nuovo percorso? Ci vorrebbe troppo tempo. La spia nazista allora ha l’idea di tentare il tutto per tutto, improvvisandosi agente doppio negli uffici consolari americani.
Il console naturalmente non decide subito, preferendo riferire preventivamente alle proprie autorità l’insolita richiesta ricevuta. L’FBI, pur consapevole che può trattarsi di una trappola o di una pericolosa iniziativa di deception, ritiene tuttavia che valga la pena di rischiare: in tempo di guerra, in effetti, non si possono sprecare situazioni potenzialmente favorevoli. Lo stesso J.Edgard Hoover, il capo supremo dell’FBI, caldeggia presso il Dipartimento di Stato la concessione del visto d’ingresso. Così, per la prima volta forse nella storia delle procedure consolari, viene accordato un visto ad una spia dichiarata e con l’aperto consenso del controspionaggio del paese ricevente...
Arrivato negli Stati Uniti, Walter Kohler viene preso in carico dal controspionaggio americano che ha architettato per lui un preciso percorso operativo teso a consentirgli di “apparire” libero di trasmettere informazioni a Berlino, informazioni evidentemente false e fuorvianti. La grande villa di Long Island, dove viene installata la radio ricevente/trasmittente, è costantemente controllata da agenti del Federal Bureau, gli operatori sono abilissimi tecnici bilingue, Kohler è costantemente pedinato e osservato. In un quadro di così stretta sorveglianza, come farà il nostro uomo a far pervenire le vere informazioni alla sua Centrale? Inizia una difficile partita a poker dove la spia tedesca dovrà fare prova di tutta al sua abilità e dove la posta in gioco potrebbe essere la sua stessa vita. 
Il 7 febbraio 1943 viene inviato, sotto controllo americano, il primo falso messaggio: “Sono pronto ad iniziare le operazioni. Devo essere molto cauto, ma mi sento molto sicuro…” L’FBI è soddisfatto. La trappola sembra funzionare a meraviglia. Qualche giorno dopo infatti arriva la risposta da Amburgo, sede della Centrale dell’Abhwer : “Lo zio è molto soddisfatto e invia i suoi ringraziamenti e auguri. D’ora in avanti usare cautela e discrezione nell’adempimento dei compiti assegnati””. Da quel momento, per circa due anni si incroceranno messaggi segreti, inviati e ricevuti sempre in perfetto orario. Gli americani cercano di far pervenire notizie fasulle e fuorvianti (ad esempio quelle sulla data e località del grande sbarco alleato in Europa), insieme ad informazioni reali di poca rilevanza e di scoprire se ci siano altre spie tedesche operanti negli Stati Uniti. In un articolo dedicato a Kohler, apparso subito dopo al guerra (“La spia che giocò Hitler”),lo stesso Hoover dichiara che tra il 7 febbraio 1943 e il 26 aprile 1945, da Long Island sono stati trasmessi 115 messaggi in 231 trasmissioni, vantando l’exploit dei suoi servizi.
In realtà, non è Hitler ad essere stato giocato, è l’intero FBI che è stato superbamente ingannato dal corpulento e miope Kohler, “agente di riserva”. Come rivela lo storico americano, ex agente dell’OSS, Ladislas Farago, nel suo volume sullo spionaggio tedesco negli Stati Uniti e in Gran Bretagna (“Il gioco delle volpi”), i messaggi spediti da Kohler sono stati di gran lunga più numerosi  dei 115 contati da Hoover! I messaggi eccedenti – secondo quanto emerge dal fascicolo dell’Abhwer dedicato agli USA e scovato da Farago - risultano trasmessi attraverso un sistema di cifratura del tutto diverso da quello inizialmente concepito. Ma come è stato possibile? Come ha fatto Kohler ad ingannare gli uomini dell’FBI?
Il fatto è che la sorveglianza cui era sottoposto si era col tempo alquanto allentata. Man mano che la collaborazione si consolidava, gli americani si convincevano sempre di più che il transfuga fosse diventato un agente doppio unicamente per denaro e per rimanere negli USA. Tutto il suo atteggiamento  - e quello della moglie - contribuiva a farlo credere. Continue richieste di denaro, pretese di vantaggi e comodità di vario genere, il tono insistente e spesso arrogante cui fa spesso ricorso, confermano l’FBI nella convinzione di trovarsi di fronte a un “doppiogiochista” molto venale e non pericoloso. Così, invece dei sei agenti necessari per un controllo ravvicinato e continuato, il Bureau finisce col ritenere che due elementi siano sufficienti nel caso specifico. Sfruttando quindi la sua straordinaria abilità nel passare attraverso le maglie così superficialmente allentate, facendo ricorso ai fondi che era riuscito a occultare agli americani (nascosti nel reggiseno della moglie!), la spia tedesca arriva ad installare a Rochester (New York), con l’aiuto di un complice prezzolato, una stazione radio in qualche modo parallela a quella di Long Island. Una radio utilizzata con parsimonia per limitare i rischi di intercettazione, cui fa ricorso quindi solo per informazioni urgenti e operative. Per rapporti più dettagliati Kohler si serve di una piccola rete di corrieri che l’Abhwer ha organizzato per lui su navi spagnole e di altri paesi neutrali. Per un certo periodo di tempo sono tutti soddisfatti della paradossale situazione. Kohler è alloggiato con la moglie in uno dei migliori alberghi di New York, con un consistete assegno mensile e relativamente libero di godersi il suo soggiorno americano; l’FBI è convinto di aver assestato un colpo magistrale ai servizi segreti nazisti; l’Abhwer, dal canto suo, non si mostra scontento delle notizie che riceve con tanta puntualità, anche se è sempre in attesa di rivelazioni più significative.
Va peraltro precisato che se sul piano “tecnico” Kohler si prende magnificamente gioco dell’FBI, realizzando una vera e propria prodezza del doppio gioco, la sua missione non può considerarsi del tutto corrispondente alle finalità previste dell’operazione.  Poche e non di fondamentale importanza, in effetti, si riveleranno le notizie che sarà in grado di far pervenire alla Centrale sugli sviluppi americani nel settore nucleare. Il famoso progetto Manhattan – che sarà invece abbondantemente saccheggiato da spie asservite a Mosca, con il professore Klaus Fuchs in testa - gli rimarrà del tutto inaccessibile. 
Ciò in ogni caso non diminuisce il suo prestigio agli occhi dei servizi tedeschi, per i quali il corpulento e miope Kohler resta tra i migliori agenti della seconda guerra mondiale, certamente il più abile – anche se l’ultimo – 007 nazista operante negli USA.

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Beffa all'Fbi

Walter Kohler inviava messaggi in Germania da New York.


Giornale/Rivista: IL TEMPO
Uscita: 07/08/2011

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