Articolo - Il terzo uomo - La beffa ai servizi segreti britannici. E in Urss il traditore si servì anche di Graham Greene - Domenico Vecchioni
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Il 23 gennaio del 1963 l’opinione pubblica europea apprende con stupefazione che uno dei più qualificati dirigenti del servizio segreto britannico, Harold Adrian Russel Philby, si è rifugiato a Mosca. Stupefazione che si mescola ad una certa dose di incredulità quando si viene a sapere che Philby, ex-capo proprio del Dipartimento antisovietico del Secret Intelligence Service (SIS), fin dal 1932 era stato al servizio dell’URSS, dove ha appena ritrovato due suoi efficacissimi “colleghi”, già alti funzionari del Foreign Office, fuggiti all’Est dodici anni prima: Guy Burgess e Donald MacLean.
Come è potuto succedere? Come è stato possibile che i servizi segreti britannici – considerati tra i migliori al mondo – siano stati per anni, in particolare durante il periodo bellico, infiltrati da agenti comunisti? Chi è “Kim” Philby, il protagonista della più stupefacente spy-story del secolo?
Figlio di St.John Philby, funzionario coloniale, noto arabista al centro di intrighi spionistici in Medio Oriente, Harold era stato soprannominato Kim dal padre il quale, da buon rappresentante dell’impero, nutriva una smisurata ammirazione per Rudyard Kipling, il cantore dell’epopea britannica in India, l’autore del celebre romanzo dedicato all’agente segreto ideale e intitolato appunto “Kim”.
Nel 1929, al Trinity College di Cambridge, Kim si unisce ad un gruppo di studenti di forti simpatie marxiste, in un’Inghilterra stremata dalla crisi, in un mondo caratterizzato da fratture ideologiche e teorie politiche contrapposte. In tale contesto l’Unione Sovietica appare al giovane Philby come il modello di un futuro radioso cui è impossibile non far riferimento. Trovano quindi terreno molto favorevole per la loro semina i reclutatori sovietici, in quel periodo in piena campagna di acquisti in tutti i paesi occidentali, quando contattano l’idealista studente di Cambridge. Come lui, si lasciano irretire dal miraggio dello spionaggio sovietico altri due studenti intelligentissimi e moralmente spregiudicati, con tendenza all’alcolismo e all’omosessualità : Donald Maclean e Guy Burgess. I tre per circa quindici anni formeranno la punta avanzata dello spionaggio comunista in Europa occidentale e si ritroveranno insieme nella patria adottiva dopo la clamorosa fuga di Philby a Mosca nel 1963. 
Il primo incarico che Kim riceve dal suo “ufficiale trattante” è quello di crearsi una copertura a tutta prova in vista di futuri, importanti incarichi. Diventa così cronista, poi giornalista di un mensile di tendenze liberali e comincia a professare pubblicamente idee di destra. Si iscrive persino all’Associazione Anglo-Tedesca dove milita in favore del riavvicinamento tra i due paesi e il 14 luglio del 1936 assiste soddisfatto alla cena offerta in onore della figlia del Kaiser, in una grande sala di Londra gremita di croci uncinate accanto all’Union Jack. Costruisce così bene la sua carriera giornalistica da riuscire a farsi inviare in Spagna dal prestigioso Times per seguire dal campo dei falangisti le fasi della guerra civile. Il 2 marzo del 1938, vittima di un attentato insieme ad altri corrispondenti sul fronte di Teruel, riceve addirittura dalle mani del generale Francisco Franco la croce al merito militare. Insomma non c’è dubbio: Philby è, agli occhi di tutti, “un buon tipo di destra”. Per l’NKVD è finalmente arrivata l’ora di farlo entrare in azione!
Rientrato in patria, sarà Guy Burgess, nel frattempo infiltratosi nei servizi britannici e negli ambienti politici londinesi, a patrocinare il reclutamento di Kim presso il Dipartimento antisovietico del SIS ovvero del MI6 (Military Intelligence sez. n. 6), la mitica struttura dello  spionaggio britannico. Il passato di corrispondente di guerra, la decorazione ricevuta da Franco, l’accattivante personalità, la prontezza di spirito, fanno presto di Philby un elemento di spicco del Dipartimento, tanto da diventarne nel 1941 il responsabile! L’inizio della sua attività in favore di Mosca si profila assai promettente e non troppo complicata del resto in quel periodo di comune crociata anti-nazista dei due paesi. Nello svolgimento del suo incarico, ad esempio, Kim ha accesso al Servizio Cifra del Foreign Office (dipendente dall’MI6). Nulla di più facile quindi di far beneficiare i sovietici dei messaggi cifrati tedeschi trasmessi con la macchina Enigma, intercettati e messi in chiaro dagli specialisti di Bletchley Park. Non è troppo difficile in definitiva per Philby servire durante la guerra due padroni…
Finita la guerra, Mosca si ritrova così a disporre in Gran Bretagna di tre informatori di eccezionale efficacia: Burgess, intimo di molti esponenti politici di primo piano, MacLean, per il quale il Foreign Office non ha più segreti e Philby ormai alla testa anche del controspionaggio britannico essendo state nel frattempo riunite sotto la sua direzione tutte le competenti sezioni del SIS. Philby ha ora alle sue dipendenze più di quaranta sperimentati agenti. Tra questi figura anche l’eccentrico Graham Green, che successivamente diventerà un famosissimo scrittore di spy-stories, autore tra gli altri libri de Il nostro agente all’Avana e Il terzo uomo. 
La prima iniziativa come Capo della nuovo Dipartimento sarà naturalmente quella di fornire ai sovietici la lista completa degli agenti segreti operanti alle sue dipendenze, compresi quelli in attività in URSS! Un danno di enormi dimensioni per la Gran Bretagna, in termini di vite umane e di possibilità operative.
L’Unione Sovietica affronta quindi la guerra fredda che si delinea all’orizzonte nelle migliori condizioni. Kim trasmette alla Centrale notizie sempre più importanti e sensibili, a volte capitali, svelando in anticipo tutte le iniziative intraprese dal Dipartimento in funzione antisovietica e favorendo in tutti i modi la penetrazione degli agenti di Mosca. Le convinzioni ideologiche di Kim non conoscono tentennamenti, anzi è sempre più sicuro dell’avvento mondiale del comunismo, nel cui nome è legittimo e moralmente giustificabile tradire il proprio paese e sacrificare i propri colleghi. Ma bisogna essere vigilanti, tutto può crollare da un momento all’altro.
In effetti nell’autunno del 1945 il SIS viene a sapere che il vice console sovietico a Istanbul Volkov (in realtà un ufficiale dell’NKVD) ha manifestato al collega britannico l’intenzione di passare all’Ovest. In cambio della asilo politico, Volkov offre notizie su un certo numero di “talpe” pro-sovietiche in esercizio presso strutture governative, in particolare di tre spie di altissimo livello: una presso lo stesso SIS, un’altra in seno al Ministero degli esteri e la terza infiltrata nel mondo politico. E’ il negativo della fotografia dei tre di Cambridge! Ma Philby ha un guizzo da grande giocatore di poker. Tenta il tutto per tutto. Chiede al capo del SIS, Menzies, di poter andare personalmente a Istanbul a trattare un caso così delicato. “M” non ha motivo di rifiutare e dà luce verde all’operazione. Prima di arrivare in Turchia, Kim non manca di far sapere ai suoi corrispondenti sovietici quanto sta accadendo a Istanbul. Fa inoltre in modo di ritardare il più possibile il suo arrivo in città e il suo previsto contatto con Volkov per dare ai sovietici il tempo di organizzare l’operazione di “recupero”. Così, quando finalmente tenta di contattare il vice console sovietico, gli viene detto che Volkov è stato rimpatriato d’urgenza per gravi motivi di salute! Non potrà più parlare. Pericolo scampato, per un soffio!
Migliore controllo della situazione dimostra di avere in occasione della defezione del cifratore dell’ambasciata sovietica a Ottawa, Igor Guzenko. L’agente del SIS, che assiste all’interrogatorio del transfuga da parte dei colleghi canadesi, trasmette il resoconto delle sedute giornalmente al suo Capo, cioè allo stesso Philby! Questi si fa un piacere di informare i sovietici su tutto quanto un loro traditore sta raccontando agli occidentali e nello stesso tempo elimina abilmente qualsiasi riferimento alla propria attività o a quella dei suoi due colleghi.
Saldamente in sella al controspionaggio britannico, Kim spinge per l’intensificazione dei rapporti di collaborazione del SIS con la CIA, per arrecare il maggior danno possibile al mondo libero. Come ad esempio, nel caso dell’operazione congiunta SIS/CIA tesa a strappare all’influenza comunista l’Albania dove già regna incontrastato il dittatore Enver Hoxha e la famigerata Sigurimi, la polizia politica, tortura e ammazza gli oppositori del regime. Viene delineato dai servizi anglo-americani un piano segretissimo per lo sbarco nel paese delle aquile di alcune centinaia di nazionalisti albanesi, che sperano di potervi aizzare una sollevazione popolare. C’è forse da meravigliarsi se quando i guerriglieri albanesi entrano nel loro paese sono puntualmente “attesi”? Tutti in effetti vengono catturati e passati per le armi seduta stante. Il responsabile della debacle? E’ uno solo, si chiama Kim Philby.
Philby morirà nel 1988, venticinque anni dopo la sua fuga in Unione Sovietica. I suoi connazionali non lo perdoneranno mai, non sopportando il tradimento da parte di un gentleman della patria e, soprattutto, dei colleghi e degli amici. In un feroce articolo apparso sul Times a mo’ di epitaffio si legge: “….Kim Philby aveva sangue sulle sue mani, il sangue degli agenti segreti britannici e dei resistenti anticomunisti . Da solo egli ha oscurato l’immagine della diplomazia britannica all’estero e minato l’integrità dei nostri servizi di sicurezza…”

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Il terzo uomo

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Giornale/Rivista: IL TEMPO
Uscita: 03/08/2011

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