Articolo - Joséphine - Nata negli Stati Uniti trovò nella Francia la sua Patria ideale - Domenico Vecchioni
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Nell’ottobre del 1946 la popolarissima Joséphine Baker, la venere nera dei teatri di varietà francesi, la celebre voce di “J’ai deux amours, Mon Pays et Paris”, riceve la medaglia d’oro della Resistenza e viene elevata al grado di Ufficiale. Il generale Charles De Gaulle le scrive una calorosa lettera di congratulazioni: “E’ a ragion veduta e di tutto cuore che le trasmetto le mie più vive felicitazioni per l’alto riconoscimento della Resistenza francese che le è stato attribuito. Ho visto e apprezzato – mi creda – i grandi servigi che lei ha reso nei momenti più difficili. Sono stato particolarmente colpito dall’entusiasmo e dalla generosità con cui lei ha messo il suo magnifico talento a disposizione della nostra causa e di tutti coloro che per essa si battevano”.
Ma che cosa ha determinato un così convinto apprezzamento da parte della più importante personalità francese dell’epoca? Quali i meriti acquisti dall’artista statunitense per i maquisards francesi? Perché viene nominata ufficiale della Resistenza?
Arrivata in Francia alla fine degli anni venti, Joséphine Baker, cantante e ballerina originaria del Missouri, tra il 1934 e il 1939 è al massimo della sua popolarità: passa da una tournée all’altra, gira diversi film, appare sulle riviste alla moda. E’ una giovane e splendida donna di colore soddisfatta del proprio successo. Gli uomini impazziscono per le sue audaci apparizioni al Casino de Paris. Parigi è ai suoi piedi. E’ naturale quindi che Joséphine ami la sua nuova patria, dove ha trovato ammirazione, agiatezza e rispetto, dopo le privazioni materiali e le umiliazioni dal sapore razzista subite nell’adolescenza a Saint Louis. E’ sinceramente riconoscente al paese di adozione, di cui finisce per acquisire la cittadinanza nel 1937.
L’entrata in guerra della Francia, il 3 settembre del 1939, la rattrista profondamente ma non fa che consolidare il suo slancio patriottico e la sua determinazione a rendersi in qualche modo utile al paese in pericolo. Appare di conseguenza scontata la risposta positiva che darà al suo impresario, Daniel Marouani, membro attivo del SR (Service de Renseignements), quando questi le chiederà la sua disponibilità a “collaborare”. A raccogliere, cioè, notizie nel bel mondo della capitale, dove tra ambasciate, consolati, rappresentanze commerciali e agenzie specializzate, non mancano prede interessanti da agganciare. Joséphine aderisce con convinzione e coraggio alle specifiche richieste del capitano Abtey, responsabile per la zona di Parigi del controspionaggio militare (Cinquième Bureau).
L’affascinate ballerina raccoglierà senza grandi difficoltà, grazie al suo naturale talento di attrice e al suo specialissimo charme americano-latino-africano, notizie interessanti presso importanti ambasciate, tra le quali quelle d’Italia e del Portogallo. Agli italiani riuscirà a carpire informazioni relative a quattro nuove corazzate messe in cantiere e ai progetti concernenti un eventuale attacco alla Grecia, che avverrà effettivamente un anno dopo, nell’ottobre del 1940. Dai portoghesi avrà precisazioni circa le trattative in atto tra Berlino e Lisbona per l’utilizzo da parte dei tedeschi di un bacino di carenaggio specialmente attrezzato per i temibili sommergibili U-Boot, che hanno iniziato a decimare il naviglio alleato nell’oceano Atlantico. Durante tutto il periodo della cosiddetta drôle de guerre (settembre 39/maggio 1940) cercherà soprattutto di captare strategiche notizie sul dislocamento delle truppe tedesche. Un inizio di attività davvero fruttuoso e promettente! Joséphine Baker ha indubbiamente la stoffa dell’agente segreto. “E’ come al cinema”, afferma maliziosamente, “solo che si recita il proprio ruolo con maggiore naturalezza”.
Dopo un periodo di confusione generale dovuto allo sfondamento del fronte francese e alla successiva occupazione del Nord della Francia da parte dei nazisti, Joséphine riprende con fervore il “servizio”, con missioni fuori del paese sempre più importanti ed impegnative. D’ora in poi tra il personale che l’accompagna nelle varie tournées troveranno posto diversi agenti segreti, diventati per l’occasione “artisti” di vario genere e lo stesso capitano Abtey, alias Jacques-François Hebert, si trasformerà in accompagnatore-segretario della vedette per potersi agevolmente spostare in diverse capitali europee e nordafricane, mantenendo in tal modo preziosi contatti con i servizi inglesi e con il leggendario colonnello Paul Paillole, il più importante collaboratore del generale De Gaulle in materia di intelligence, il principale tramite dei partigiani francesi con le forze francesi libere. 
Primo significativo incarico di tale nuova fase: consegnare a Lisbona, ad una spia inglese, tutta una serie di informazioni militari raccolte nella zona della Francia occupata dai tedeschi e trascritte con inchiostro simpatico sulle partiture musicali dell’orchestra. Missione coronata da pieno successo. Le tappe teatrali verranno allora pianificate proprio in funzione delle esigenze del Cinquième Bureau. Dal marzo del 1941 al marzo 1944 la “perla nera” percorrerà in effetti migliaia e migliaia di chilometri nelle città e nelle regioni più sensibili, teatri di intensi intrecci spionistici (Beirut, Marrakech, Alessandria d’Egitto, Il Cairo, Damasco, Haifa, Gerusalemme), permettendo vantaggiosi contatti tra i servizi segreti alleati, per i quali sarà molto più agevole scambiare informazioni e valutazioni anche con i membri della Resistenza francese. Mentre Joséphine canta e si dimena sul palcoscenico, molti “artisti” della sua troupe operano in funzione antinazista e in favore della Francia libera. I ricevimenti dati in occasione dei sui arrivi consentono, d’altra parte, alla Baker di dare e ricevere preziose notizie. Non mancano peraltro missioni dal carattere più diplomatico-politico. Al Cairo, ad esempio, viene incaricata di svolgere un’intensa propaganda in favore della Francia libera di De Gaulle, vantandone i meriti e il contributo alla lotta antinazista, di introdursi nell’entourage del re Faruk per valorizzare la posizione francese minacciata dagli inglesi che cercano di riprendere tutte le loro posizioni in Medio Oriente, specialmente in Siria e Libano. Anche in questa circostanza la venere nera sarà all’altezza della situazione, facendo brillantemente fronte agli impegni assunti, pur osservando che le schermaglie diplomatiche la interessano meno dei contatti segreti del lavoro di intelligence.   
Tuttavia Joséphine non è ancora del tutto soddisfatta. Ormai non le basta più il ruolo di abile facilitatore di contatti o di fine agente “di influenza”, svolto peraltro sempre fuori del paese. Sente il bisogno impellente di impegnarsi in maniera più diretta e coinvolgente sul piano personale. Ha come l’impressione di essere attesa dal “suo” paese.  Così, nel 1944, dopo  una grave malattia che la tiene immobilizzata per lungo tempo in un ospedale di Casablanca, decide di arruolarsi nelle forze ausiliarie femminili dell’aeronautica. Dismesse quindi le pailletes, le cinture di banane, le lunghe collane di false perle, gli abiti succinti, le piume di struzzo, d’ora in poi la simpatica Joséphine indosserà, con orgoglio e soddisfazione, la divisa militare delle forze francesi libere. Il sottotenente Baker sbarca a Marsiglia con le truppe alleate nell’ottobre del 1944, guadagnandosi anche la croce di guerra.  
Ma, paradossi di una guerra oramai vicina alla sua conclusione, dopo tanti lutti e sofferenze, arriva il momento in cui la gente ricomincia a sentire la voglia di distrarsi, di dimenticare, di sperare, di sognare. Reclama di conseguenza sempre più spesso l’artista esotica, la perle noire che ha fatto fremere le giovani generazioni dell’epoca, la cantante che ha esaltato Parigi e la Francia, l’attrice dalla irresistibile simpatia. La vedette, insomma, deve tornare sulla ribalta per risollevare il morale dei militari e dei reduci. Ancora una volta la Baker, sincera e generosa patriota, obbedisce alla gerarchia militare e dà il via  una serie di trionfali ed entusiasmanti concerti, il cui ricavato peraltro andrà interamente a favore dell’Alsazia, regione da poco liberata.
Dopo la guerra Joséphine, donna di sinceri slanci e di grande generosità, andrà incontro a non poche difficoltà finanziarie proprio a causa della sua eccessiva disponibilità per le grandi cause. Sulla scia della lotta ingaggiata contro il razzismo e i pregiudizi sociali, adotterà dodici bambini di razze diverse e per questa sua “tribù arcobaleno”, come la chiamerà, sarà costretta a calcare ancora la scena, nonostante l’età e il suo non perfetto stato di salute. Nel frattempo il suo impegno sociale ed umanitario, la sua lotta contro ogni forma di discriminazione ed espressione di razzismo, le varranno nel 1961 la prestigiosa Légion d’honneur. 
Per un ventennio sarà ancora protagonista dello spettacolo e vivrà, come lei stessa amava dire, una vita “scandalosamente felice”. Morirà nell’aprile del 1975. Parigi le tributerà omaggi solenni e commosse commemorazioni.
La Francia non la dimenticherà. La Resistenza francese le sarà per sempre grata. La statunitense Joséphine rimarrà per sempre nel suo paese adottivo che ha tanto amato e così ben servito. La sua voce continuerà ad echeggiare sui palcoscenici dei music-hall parigini nell’eterno e sincero ritornello: J’ai deux amours Mon Pays et Paris. Par eux toujours mon coeur est ravi! 

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Joséphine

Nata negli Stati Uniti trovò nella Francia la sua Patria ideale


Giornale/Rivista: IL TEMPO
Uscita: 05/08/2011

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